Sentieri in Sardegna. Il Sulcis-Iglesiente, nella Sardegna sud-occidentale, è una terra che racconta secoli di storia mineraria, tradizioni religiose e vitivinicole. Oggi si offre ai viaggiatori attraverso esperienze di cammino lento e immersivo come il Cammino Minerario di Santa Barbara e i più recenti Sentieri del Carignano. Il Cammino Minerario di Santa Barbara è un anello di circa 500 chilometri suddivisi in 30 tappe che partono e terminano a Iglesias. Tocca luoghi iconici come Nebida, Masua, Buggerru, Portixeddu, Piscinas e Montevecchio. Il percorso alterna tratti costieri, dune e spiagge come quelle di Piscinas, a zone montuose come il Marganai. Attraversa borghi vivi o abbandonati, villaggi minerari, ferrovie dismesse, laverie e gallerie che raccontano il passato industriale del territorio.
Non mancano le chiese dedicate a Santa Barbara, patrona dei minatori, che punteggiano il cammino e lo arricchiscono di spiritualità. I Sentieri del Carignano, invece, si estendono, lungo il Cammino di Santa Barbara, per un centinaio di chilometri. Valorizzano il paesaggio vitivinicolo e culturale legato al Carignano del Sulcis, vino simbolo di questa parte della Sardegna. I Sentieri attraversano vigneti secolari, necropoli e siti nuragici. Svelano tratti di costa incontaminata e miniere dismesse, offrendo un’esperienza in cui natura, cultura e enogastronomia si intrecciano. Le tappe, generalmente percorribili in tre o quattro ore, collegano paesi come Nuxis e Santadi. Terminano vicino a strutture ricettive e agriturismi, dove è possibile incontrare produttori locali e degustare i sapori autentici del territorio.

Il progetto dei Sentieri del Carignano in Sardegna
Mauro Usai, Presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, spiega: “Il progetto Sentieri del Carignano nel Sulcis vuole promuovere itinerari che invitano a vivere i luoghi passo dopo passo, attraversando paesaggi, vigneti e comunità, per conoscerne la storia, le pratiche agricole e le eccellenze produttive. In questo percorso, il vino diventa strumento di dialogo tra natura e cultura, e il Carignano del Sulcis, con la sua identità forte e riconoscibile, ne è il protagonista simbolico. La sua eccellenza non è solo nel prodotto, ma nell’intera catena di valori capace di raccontare tradizioni, saperi artigianali e cicli della terra. Il connubio tra lentezza, scoperta autentica e gusto rappresenta una bussola per valorizzare vocazioni e peculiarità dei nostri luoghi simbolo dell’epopea mineraria e per rilanciare i territori, offrendo modelli di sviluppo sostenibile, rispettoso dell’ambiente, delle tradizioni e delle comunità locali.”

Paesaggi , patrimoni e sentieri del Sulcis in Sardegna
Il Sulcis, vale la pena sottolinearlo, custodisce emergenze storiche e naturali di grande rilievo. Musei minerari come la Miniera di Serbariu a Carbonia. Le rovine di Tratalias vecchia con la sua cattedrale romanica, i centri storici di Iglesias e Sant’Antioco, le saline, le lagune popolate da fenicotteri e le coste scolpite dal vento. Camminare lungo i suoi sentieri significa entrare in contatto con un mosaico di paesaggi che unisce mare e montagne, vigneti e macchia mediterranea, archeologia industriale e nuragica, religiosità e convivialità. Il Sulcis si conferma così una delle mete più ricche e sorprendenti della Sardegna per chi ama viaggiare lentamente.
Il cammino tra i filari dei vigneti è un viaggio di conoscenza condivisa. Dai produttori alle aziende, dalle cantine fino alle comunità locali, dove ogni incontro arricchisce di significato la scoperta del territorio.

Sant’Antioco: storia, fede e natura in Sardegna
Non è solo una tappa, Sant’Antioco, ma è un capitolo affascinante nel grande libro dei Sentieri del Carignano. Qui storia, spiritualità e paesaggi selvaggi si intrecciano in un tessuto unico e avvolgente. Il primo incontro, obbligato, con la sua anima più antica è con la cittadina, arrampicata su una collina e sorta sull’insediamento fenicio-punico di Sulki. La storia millenaria della base commerciale utilizzata dai mercanti fenici, poi utilizzata dai colonizzatori di Cartagine e, infine, abitata dai legionari romani viene raccontata nel Museo Archeologico con reperti che testimoniano la vita quotidiana, i commerci e i culti di quei secoli lontani. Ma a dare il nome all’isola è stato Antioco, medico e martire cristiano che scelse le grotte di Sulki come suo eremo e luogo di preghiera. La sua tomba si visita nella basilica a lui dedicata entrando in una cripta circondata dalle catacombe, il più importante complesso paleocristiano della Sardegna.
Storia e natura incontaminata a Sant’Antioco
Sant’Antioco non è solo storia, è anche natura incontaminata. Dopo le immersioni culturali, i sensi reclamano le sue coste frastagliate, le calette di granito, il mare cristallino, dove il ritmo è dettato dal vento di maestrale e dal suono delle onde. E se necropoli, musei e basilica raccontano il passato remoto dell’isola, è il MuMA, il Museo del Mare e dei Maestri d’Ascia, a raccontare la flora e la fauna acquatica della laguna e a tramandare la memoria della carpenteria navale di Sant’Antioco. Il MuMA diventa, poi, esperienza con una trentina di camere dove il design minimal dialoga con l’anima tradizionale di Sant’Antioco, le finestre si spalancano sulle sfumature dell’alba e le pareti si animano con le rappresentazioni di fondali marini usciti dalle mani di artisti locali.
I Sentieri del Carignano in Sardegna: archeologia e memoria
Camminare lungo i Sentieri del Carignano significa immergersi in una Sardegna antica e viva, dove pietre, edifici e paesaggi raccontano Storia &storie. Ogni tappa offre una prospettiva diversa sulla Sardegna: l’archeologia di Pani Loriga apre le porte al passato più remoto, la Tonnara di Portoscuso racconta l’eleganza della tradizione marinara, mentre la Grande Miniera di Serbariu mostra la resilienza di una terra che ha saputo trasformare la fatica in memoria. La prima tappa è il sito archeologico di Pani Loriga, nel comune di Santadi: un complesso fortificato, che un tempo proteggeva chi vi abitava, e le due necropoli scavate nella roccia sono testimoni dei riti e delle credenze di un popolo che guardava al mare come a un confine da difendere e alla terra come a un rifugio sicuro.
Tonnare e miniere lungo i sentieri del Carignano in Sardegna
Proseguendo, si incontra la Tonnara di Portoscuso, costruita nel Seicento e divenuta simbolo della memoria marittima della Sardegna. Struttura, oggetti e utensili raccontano storie di rais e tonnaroti che hanno vissuto tra reti, barche e tonni. Trasmettono un sapere antico fatto di fatica, tecnica e tradizione. Visitare la tonnara è come aprire un libro di vita quotidiana. Si sente ancora la voce di uomini e donne che hanno legato la loro vita al mare, trasformandolo in cultura e identità.
L’ultima tappa porta alla Grande Miniera di Serbariu, un luogo che trasforma il lavoro e la fatica in memoria viva. Le gallerie sotterranee, un tempo animate dal ritmo delle macchine e dalle voci dei minatori, oggi ospitano percorsi museali e culturali. Raccontano la storia del Sulcis minerario. Si tratta di un luogo che unisce la dimensione fisica del lavoro a quella culturale della memoria. Trasforma un passato duro in esperienza condivisa e comprensione profonda del territorio.
Le cantine del Carignano. Lungo i Sentieri in Sardegna, sapori e tradizione
Il viaggio lungo i Sentieri del Carignano non si esaurisce con la storia e i paesaggi. Trova il suo coronamento nei sapori autentici del territorio. E così, dopo aver attraversato secoli di storia e paesaggi straordinari, l’itinerario si conclude con la scoperta delle cantine locali. Queste sono veri scrigni di tradizione e passione. Le vigne raccontano storie di terra e di uomini. Percorrendo i Sentieri è possibile osservare da vicino la cura e l’attenzione dedicate alla coltivazione e alla vinificazione. Si degustano vini che sono espressione diretta del territorio: profumi intensi, sapori pieni, eleganti tracce di una cultura enologica antica quanto la terra stessa.
La visita alle cantine chiude così il percorso con un’esperienza sensoriale completa. Non solo si conosce la storia e si ammirano i paesaggi, ma si assapora la Sardegna. Il tutto in un calice che unisce passato e presente, memoria e piacere. Si scopre, così, che ogni cantina ha il suo carattere. Sardus Pater, a Sant’Antioco, unisce innovazione e memoria. Trasforma le uve maturate su vigne ad alberello in vini eleganti e intensi, dai tannini nobili e note speziate e balsamiche. L’Azienda Agricola Piede Franco, sempre a Sant’Antioco, è una piccola realtà fondata da Roberto Matzeu col recupero di vigneti abbandonati.

Le vigne del “Piede Franco” lungo i sentieri del Carignano in Sardegna
Il nome “Piede Franco” si riferisce al fatto che molte delle sue vigne sono vecchie vigne non colpite dalla fillossera. Non innestate su portainnesto di vite americana. Il suo vino di punta è il Bellesa, un Carignano DOC Riserva dal gusto morbido e avvolgente. Cantina Mesa, a Sant’Anna Arresi, offre il Carignano DOC che racconta la passione per la viticoltura tradizionale. Quest’ultima è frutto di una cura attenta e di un legame profondo con il territorio. Santadi, nell’omonimo paese, infine, esprime l’identità storica e culturale della regione con le sue etichette pregiate e con vini.Degustare questi vini significa concludere il percorso con un’esperienza sensoriale completa. Storia, paesaggi e gusto si fondono, celebrando la ricchezza culturale e naturale del Carignano e lasciando un ricordo indelebile nel viaggiatore.
Enrico Saravalle












