Debora Hirsch in mostra a Milano fino al 15 aprile 2026 a Palazzo Citterio
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9 Febbraio 2026

Debora Hirsch in mostra a Milano fino al 15 aprile 2026 a Palazzo Citterio

Seppure influenzata da una profonda, e forse inconscia, ispirazione all’arte concettuale, Debora Hirsch è donna dei nostri tempi. Si destreggia, infatti, con perizia, tra post-produzione e animazione 3D, tra modelli d’intelligenza artificiale e imprescindibili processi algoritmici. Italo-brasiliana nell’anima, internazionale in campo lavorativo, sceglie di vivere a Milano. La metropoli è spesso ingiustamente demonizzata da chi la abita. Costituisce, in realtà, una stimolante attrazione per chi disponga di un’eccezionale dose di curiosità e di intelligenza naturale.

Anche i suoi studi hanno la doppia versione, brasiliana e italiana. All’università a San Paolo consegue, infatti, l’MSc in Industrial Engeneering. Alla milanesissima Bocconi ottiene il proprio MBA. Personalità attraente e attrattiva, espone in importanti gallerie in tutto il mondo. Quanto alle locations delle sue mostre personali, non manca, a New York, la Hutchinson Modern & Contemporary e, a San Paolo, il MUBE, ovvero il Museu Brasileiro da Escultura e Ecologia.

In Italia, espone tra l’altro, a Cernobbio, al Museo Villa Bernasconi e a Roma, alla Fondazione O. Olivetti. Ora è a Milano a Palazzo Citterio dal 15 gennaio al 15 aprile 2026 con la mostra dal titolo Vanishing Trees a cura di Clelia Patella. Il tema è la sopravvivenza del mondo vegetale, attraverso la personificazione dell’albero, divenuto simbolo di resilienza. Dal numero 12 di via Brera, si accede gratuitamente al piano terreno di Palazzo Citterio-Grande Brera. Qui nel dicembre del 2024 è stato ideato e realizzato un ampio led wall, perfetto per ospitare esposizioni avveniristiche. Tra gli ospiti, spicca Refik Anadol, artista turco autore di “Machine Hallucinations”, capace di spuntare quotazioni da capogiro.

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In mostra a Milano Debora Hirsch inaugura una nuova estetica

A seguirlo sono i Masbedo, due italiani che, ormai da anni, coltivano un umanesimo tecnologico ispirato all’esistenzialismo. Poi è la volta di Kevin Abosh, l’artista irlandese pioniere dell’uso dell’intelligenza artificiale in ambito artistico e di Quayola. La sua mission consiste nel delineare “una linea di continuità tra patrimonio storico e arte digitale”. In perfetta linea con i suoi predecessori, ora a dominare il led wall è Debora Hirsch che “inaugura una nuova estetica” dove “la pittura diventa il punto di partenza che orienta le forme generate dal digitale”. In realtà, riesce a creare una sinergia tra il gesto pittorico e la sperimentazione algoritmica.

In passato, tra gli ingredienti che rendono speciale la sua espressione d’arte, si possono spesso individuare frammenti di paesaggi e dettagli architettonici. Ad armonizzare le composizioni d’arte utilizza anche tracce di motivi decorativi tradizionali, ereditati da atmosfere immaginifiche, proprie del mondo coloniale americano. Nella mostra a Palazzo Citterio, gli eccezionali protagonisti sono Tre Alberi. In realtà quattro, tutti domiciliati negli spazi dell’Orto Botanico. Scimmiottando l’uomo, parlano, ovvero, si lamentano. Uno è la conifera Torreya Taxifolia detta anche “cedro puzzolente”, per l’odore della sua corteccia. Albero sempreverde nordamericano, è ormai raro, a causa delle malattie fungine che lo affliggono. Queste ultime sono favorite dai cambiamenti ambientali. Un esemplare di Torreya è coltivato, quindi, felicemente a Milano, anche se lontano dal suo habitat naturale. Troneggia, infatti, in tutta la sua possanza, proprio in corrispondenza dell’edificio storico del Museo.

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Pterocarya Flanixifolia Debora Hirsch

A Milano con la collaborazione di Debora Hirsch, in mostra gli alberi che stanno scomparendo

Altro albero che vive lungo le rive dei fiumi, stabilizzandone le sponde, è il Pterocarya Fraxinifolia. Sua caratteristica è l’affascinante fruttificazione ornamentale, con lunghe catene pendenti di frutti alati. Specie altamente adattabile, cerca di resistere all’urbanizzazione, sua acerrima nemica. Detto anche Noce del Caucaso, dal suo paese d’origine, può raggiungere anche i trenta metri d’altezza. Il giovane esemplare, di soli 80/90 anni, uno dei più maestosi del giardino dell’Orto Botanico, ha ottenuto l’importante riconoscimento di Albero Monumentale d’Italia. Stessa “onorificenza” è stata giustamente concessa anche a “Mr. Gingko Biloba e Signora”, suoi vicini di aiuola, anche se, con i loro duecentocinquant’anni di vita, molto più anziani di lui. Nell’ambito della mostra è esposta anche un’affascinante opera fisica dal titolo Fragmenta, quasi due metri per due, realizzata da Debora Hirsch appositamente per Palazzo Citterio, con tecnica mista, fatta di tagli, collisioni e lacune.

“L’Orto Botanico di Brera, una romantica oasi di verde, cinta tra gli edifici del centro di Milano, fa parte del celebre complesso Palazzo Brera”. Gode di una storia antica, che risale al XIV secolo. I Padri Umiliati, dapprima, e i Gesuiti, poi, vi trascorrono le giornate in meditazione, coltivando la terra, oltre che le loro anime. È solo nel 1774 che Maria Teresa d’Austria vi istituisce l’Orto Botanico, quale luogo di ricerca e di formazione. Divenuto, nel 1935, proprietà dell’Università degli Studi di Milano, solo nel 2005 è ufficialmente riconosciuto quale Museo. Suo attuale Presidente è Martin Kater, illustre esperto che collabora con Debora Hirsh nella realizzazione del progetto Vanisching Trees.

Debora Hirsch mette in mostra a Milano l’albero simbolo dell’immortalità

Altro personaggio influente che incontra spesso l’artista, al New York Botanical Garden durante l’estate del 2025, è Lucas Mertehikian, direttore dell’Humanities Institute. Lo studioso contribuisce a sviluppare a Dumbarton Oaks a Washington D.C., prima, e al New York Botanical Garden, poi, il campo accademico emergente delle Plant Humanities. La sua missione consiste nel favorire gli incontri e lo scambio tra i cultori della materia. “Partiamo da un dato molto semplice: sebbene le piante rendano possibile la vita sulla Terra e plasmino la cultura umana (compresa la medicina, il cibo e la religione), raramente prestiamo loro attenzione.” Gli alberi nel video, invece di stormire poeticamente mossi da leggeri refoli di vento, come natura vorrebbe, si sforzano di esprimersi a parole, in prima persona, dando corpo ai saggi concetti dettati proprio da Lucas Mertehikian.

Se nella torreya taxifolia, Debora Hirsch riconosce il simbolo dell’estinzione, cioè “il punto estremo tra la possibilità di rinascita e la resa”, la pterocarya fraxinifolia, con le sue ali vegetali, diventa l’archetipo del viaggio e della trasmissione.  Superstite di un ordine vegetale antico più di duecento milioni di anni, con le sue foglie bilobate a ventaglio, simbolo dell’unità nella dualità, il gingko biloba incarna, invece, il principio dell’immortalità. Non a caso, nemmeno l’esplosione atomica di Hiroshima è riuscita a distruggerlo! Estremamente tollerante all’inquinamento urbano, e in modo minore, alla cementificazione, sopravvive anche nella città di Milano.

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Torreya Taxifolia Debora Hirsch

A Milano in mostra il Ginko Biloba

Oltre ai due giganteschi alberi presenti nel Museo Orto Botanico di Brera, si rinvengono altri esemplari, nella centrale Via Moscova, per esempio, e, soprattutto, in Piazza Ferravilla. in autunno, sono facilmente riconoscibili, non solo per la splendida livrea gialla delle foglie, ma per il forte odore dei suoi pseudofrutti caduti a terra. Prodotti dalla pianta femmina e ricchi di acido butirrico, in primavera germineranno nuovi individui. La pianta, originaria della Cina, contiene, tra l’altro, principi attivi utilizzati in farmacopea per combattere l’invecchiamento cerebrale. Piccoli messaggi che ci giungono numerosi, all’insegna dell’immortalità!

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Fragmenta Debora Hirsch

di Maria Luisa Bonivento

INFORMAZIONI

In mostra a Milano gli alberi che stanno scomparendo

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