C’è un momento preciso, quando la luce del crepuscolo incendia il golfo di Gela, in cui la Sicilia smette di essere un’isola e diventa una macchina del tempo. Siamo nel cuore della Costa del Mito, un lembo di terra dove la storia non si limita a stare nei libri. Ti stupisce con la bellezza straordinaria di un reperto di 2.500 anni fa. Appena arrivi, capisci che Gela ha una personalità complessa. È una città che ha visto tutto: è stata una delle poleis più potenti del Mediterraneo, ospitò il grande tragediografo greco Eschilo, fondò colonie in tutta la Sicilia occidentale (Agrigento, tanto per citarne una). Ma oggi “lei”, per troppo tempo nascosta dietro l’ombra dell’industria, rivendica la sua anima con una “rivoluzione di bellezza”.
Il Museo dei Relitti Greci di Gela in Sicilia: la nave arcaica riemersa dal mare di Bulala
Il pezzo forte di questa rinascita ha un indirizzo preciso: Bosco Littorio. Qui, lo scorso 24 febbraio, è stato inaugurato il Museo dei Relitti Greci. Racconta la storia dei resti ritrovati nei fondali di Bulala (una delle spiagge top di Gela), tra cui una straordinaria nave oneraria. Naufragata 2500 anni fa e nascosta sotto la sabbia per secoli. Si tratta di un rarissimo esempio di imbarcazione antica con il fasciame “cucito” con fibre vegetali, una tecnica già descritta da Omero nei suoi poemi. Se il fulcro è, ovviamente, il relitto, attorno a lui c’è dell’altro. Anfore vinarie e olearie, vasi e contenitori di ceramica attica a figure nere e rosse, lucerne, coppe, e persino oggetti della vita di bordo come uno zufolo fittile e un piccolo altare per i riti religiosi dell’equipaggio. A impreziosire l’esperienza, un allestimento moderno, che include installazioni multimediali e visori per la realtà virtuale, permette al visitatore di rivivere le fasi del viaggio e il tragico naufragio dell’imbarcazione. Un risultato epocale, dicono da queste parti. Il relitto, dopo millenni, ha finalmente trovato il suo porto, e Gela, la città dalle cento colonne, può ora diventare una tappa per il turismo archeologico internazionale.

L’Acropoli di Molino a Vento: la colonna dorica e le origini greche di Gela in Sicilia
Se il museo lascia senza fiato, l’Acropoli di Molino a Vento restituisce la giusta prospettiva storica. Qui il tempo si manifesta a strati, in una vera e propria successione di epoche sovrapposte: dai primi insediamenti preistorici alla proto-colonia di Lindioi, fino all’apice della grande Gela, fondata alla fine del VII secolo a.C. Un osservatorio privilegiato per comprendere come l’antico abbia costruito, letteralmente, strato su strato. Oggi, a sorvegliare la città moderna, resta una solitaria colonna dorica. È l’ultima testimone di un tempio dedicato ad Atena, costruito in onore della dea protettrice della città. Il tutto è una combinazione emozionante: da una parte le vestigia di una delle poleis più potenti del Mediterraneo, dall’altra la vitalità sfrontata della Gela di oggi. Ma Gela si svela a strati. Poco lontano, su un’area che è una terrazza sul mare, le Mura Timoleontee di Capo Soprano (luogo del Cuore FAI). Immerse nei profumi e nelle essenze della macchia mediterranea dominano la collina ed il Golfo di Gela. Sono un capolavoro di ingegneria e un esempio di architettura militare del IV secolo a.C. e la loro particolarità consiste nel fatto che la parte superiore è fatta di mattoni crudi (fango e paglia), sopravvissuti all’erosione grazie all’abbraccio delle dune.

Riserva Naturale del Biviere di Gela: il lago costiero tra birdwatching e biodiversità in Sicilia
A pochi chilometri dal cemento e dal mito, il paesaggio muta radicalmente aprendosi sulla Riserva Naturale Orientata Lago Biviere. È il più grande lago costiero della Sicilia e, secondo la leggenda, fu Ercole a crearlo. Ma oggi è il regno incontrastato della biodiversità: un paradiso per aironi e fenicotteri che sostano durante le migrazioni e per i birdwatcher che spiano le loro evoluzioni. La scoperta della Riserva inizia dal suo Centro Visite, la porta d’accesso a una rete di sentieri pensati per vivere la natura sul campo. Uno di questi si addentra nel cuore del canneto, offrendo in estate l’esperienza suggestiva di attraversare a piedi il letto del fiume in secca. Ma tutta la Riserva è un laboratorio a cielo aperto. Tra educazione ambientale, censimenti e ricerca scientifica, qui la conservazione della natura è un’azione quotidiana che coinvolge tutti, visitatori compresi.

Casa Grazia e i vini del Biviere: il Frappato che racconta la rinascita di Gela in Sicilia
È proprio in questo ecosistema unico, sulle sponde del lago, che il gusto diventa il collante del viaggio. Se il Museo dei Relitti è lo scrigno della memoria, Casa Grazia è il laboratorio dove quella memoria si trasforma in linfa contemporanea. Qui, il terroir non è un concetto astratto da sommelier. È un mix unico di sabbia, gesso e brezze marine che infonde nei vini una sapidità quasi elettrica. Ma Casa Grazia non è, semplicemente, una “cantina”. L’azienda della famiglia Brunetti è una sorta di avamposto culturale che ha scelto di legare il proprio destino a doppio filo con la rinascita di Gela. Maria Grazia Di Francesco Brunetti, CEO dell’azienda e Donna del Vino, parla di una “scommessa di bellezza”. L’idea che produrre eccellenza significhi, prima di tutto, prendersi cura dell’anima di un territorio. E l’impegno di Casa Grazia, quindi, si manifesta nel progetto “Un Mare di Storie”. L’azienda, così, è partner del Comune per la promozione del Museo dei Relitti Greci. Ma è nel bicchiere che il mito si fa realtà. C’è un legame profondotra le uve Frappato allevate qui e il mare antistante e sorseggiare un calice di Euphorya (bollicine di Frappato che sanno di gioia) significa partecipare a una narrazione che porta l’archeologia fuori dalle teche e dentro i calici. La sfida più affascinante di Casa Grazia Edizioni è però il recupero di un illustre concittadino: Archestrato di Gela. Nel IV secolo a.C., questo poeta e filosofo girava il mondo antico per scrivere la Gastronomia, il primo vero manuale gourmet della storia. E la famiglia Brunetti ha affidato alla filologa classica Silvana Grasso una nuova traduzione dei suoi testi.

Gela e non solo: spiagge, torri e castelli
C’è ancora qualcosa da scoprire a Gela&dintorni. Il litorale è un mosaico di paesaggi che cambia volto a ogni chilometro. Si parte dal Lungomare Ovest, dove le dune ricoperte di macchia mediterranea abbracciano il parco archeologico di Capo Soprano, offrendo un mix perfetto tra relax e storia. Procedendo verso occidente, lo scenario si trasforma. A Macchitella, la sabbia è preceduta dal profumo balsamico di un boschetto di eucalipti. Spingendosi fuori dal centro abitato, la natura si fa più selvaggia. Tra Femmina Morta e Puntasecca, le spiagge libere sono incorniciate dalle colline argillose di Montelungo, in un dialogo continuo tra terra e acqua che tocca il suo apice nel sito naturalistico di Poggio Arena. Superata Roccazzelle, si giunge al gioiello della costa: Manfria. Qui, una torre d’avvistamento ‘500, memoria storica delle antiche scorrerie barbaresche, vigila ancora sulle onde e sugli scogli affioranti. Il cammino si conclude infine a Piana Marina, dove la foce del torrente Comunelli segna dolcemente il confine del territorio. Mare e non solo perché il Castello di Falconara, incastonato su una roccia a picco sul mare, racconta le guerre tra Aragonesi e Angioini con la sua torre del XIV secolo e un parco esotico che sembra un orto botanico coloniale. Gela, lo si sarà capito, non è una meta per turisti distratti. È una destinazione per viaggiatori che amano scavare e cercano la bellezza dove meno se l’aspettano. È in questo cortocircuito tra la terra fertile e l’abisso che restituisce tesori che si trova la vera essenza della città e della Costa del Mito. Un viaggio che sa di sale, di sole e di quella speranza che, proprio come i relitti di Bulala, ha solo bisogno del momento giusto per riemergere in tutto il suo splendore.
Enrico Saravalle

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