Tempo di lettura: 9 minuti
Sommario
- Settembre segna l’inizio della migliore stagione per visitare luoghi meno affollati, come spiagge, laghi e borghi. Tra questi anche Segesta con le sue acque calde.
- Losanna offre un mix di bellezze naturali e culturali, dal Lago Lemano alla vendemmia del Lavaux, passando per musei e storia.
- Zante, alla fine dell’estate, rivela il suo lato autentico con ritmi lenti e silenzi, lontano dalla folla.
- Nella Foresta Nera, i percorsi ciclabili si liberano dal traffico estivo, offrendo avventure tra foliage e corsi d’acqua.
- La Vallonia è un viaggio tra castelli, arte e tradizione brassicola, che riflette una campagna viva e autentica.
Viaggio a settembre. C’è un momento preciso, ogni anno, in cui le spiagge si svuotano, i laghi tornano lisci come specchi e nei borghi la gente smette di scansare i turisti e ricomincia a vivere per strada. È tornato settembre e ora comincia la stagione migliore. I prezzi calano, la luce si abbassa e certi luoghi smettono di recitare la parte che hanno messo in scena da giugno. Ecco, allora, cinque alternative fuori rotta per chi cerca l’atmosfera di settembre: un lago che non ha nulla a che vedere con i soliti paesaggi da cartolina, un’isola che riprende i suoi ritmi, una foresta che comincia già ad accendersi dei colori d’autunno, una sorgente calda che sgorga a due passi da un tempio greco e una campagna dove i castelli sono decisamente più numerosi dei turisti. Cinque modi di rallentare. Zero code.
Viaggio a Losanna: a settembre dal Lago Lemano alla vendemmia del Lavaux
Losanna a settembre dà il meglio di sé. Il Lago Lemano si distende placido sotto la città, con la luce di fine estate che ne addolcisce i colori. Il profilo delle Alpi Savoiarde sullo sfondo si fa nettissimo e l’atmosfera oscilla tra l’eleganza svizzera e una lentezza quasi mediterranea. Ed è proprio adesso che le colline terrazzate di vigne del Lavaux, proprio alle porte della città, si animano ed entrano nel pieno della vendemmia. Ma Losanna non è solo lago e vigne. Nel cuore della città vecchia si trovano un castello medievale e una cattedrale gotica che sembra arrampicarsi verso il cielo. Salendo sulla cima della sua torre campanaria, capita ancora di sentire la sentinella notturna gridare le ore, proprio come secoli fa.
C’è poi il lato più moderno di Losanna: Plateforme 10, un ex deposito ferroviario trasformato in un quartiere di musei e il Musée Cantonal des Beaux-Arts, il Musée de l’Élysée dedicato alla fotografia e il MUDAC, centro di design contemporaneo. E poi in città ha sede il Comitato Olimpico Internazionale, con un museo tra i più belli in circolazione, diviso tra statue nel parco affacciato sul lago e installazioni interattive all’interno. È così, tra un museo, una passeggiata sul lago e un cioccolatino d’autore, che la città rivela il suo lato più autentico proprio quando l’estate se ne va.

Zante a settembre: in un viaggio l’altra faccia dell’isola
Zante? La conoscono tutti per l’immagine instagrammata miliardi di volte: la baia del Navagio con il relitto arrugginito della nave e il turchese, quasi sfacciato, del mare. È una foto reale, ma dice solo una parte della verità. Alla fine dell’estate, infatti, Zante ritrova la sua dimensione più autentica, fatta di ritmi lenti e silenzi. A Capo Skinari le Grotte Blu incanalano la luce dolce di settembre. Le baie di Vasilikos mettono in fila ombrelloni e chiringuitos.
Poco più a sud, il golfo di Laganas è il santuario delle tartarughe Caretta caretta, che tra Sekania e Gerakas trovano l’habitat ideale per deporre le loro uova. Ma la costa è soltanto la superficie. Basta lasciarsi alle spalle le spiagge per incontrare un’altra Zante. Piccola capitale culturale sotto il dominio veneziano, la città principale dell’isola fu quasi interamente distrutta dal terremoto del 1953, e ciò che si vede oggi è in gran parte una ricostruzione del dopoguerra.
Per ritrovare l’isola autentica, allora, bisogna spingersi verso l’interno. Qui si percorrono le vecchie strade che si arrampicano sulle colline disseminate di ulivi centenari. Si attraversano villaggi che sembrano dimenticati dal tempo. Si incontrano monasteri con le loro pietre grezze, le icone dorate e il profumo di cera. Alla fine, Zante funziona proprio per questa convivenza di opposti. Le baie affollate e i borghi fermi nel tempo, una storia antica quasi del tutto ricostruita e un interno rimasto identico a sé stesso. Un equilibrio insolito, che si nota davvero soltanto quando il rumore di agosto si fa lontano.

Settembre nella Foresta Nera: viaggio-avventura in bicicletta tra foliage e corsi d’acqua
A settembre nella Foresta Nera (l’angolo di Germania sospeso nel triangolo tra Francia e Svizzera) l’aria si fa più nitida, i boschi accennano i primi colori d’autunno e i percorsi ciclabili lungo fiumi e laghi si liberano dal traffico estivo. Qui la bicicletta permette di seguire ritmi diversi. Ci sono i grandi itinerari di fondo, come l’EuroVelo 15 lungo il Reno, che scivola tra borghi medievali, ponti in legno e le cascate di Sciaffusa. Oppure la Pista della Foresta Nera Meridionale, un anello di 260 chilometri che gira attorno al parco naturale sfruttando ex tracciati ferroviari dismessi per ridurre al minimo le salite. Per chi cerca la salita vera, l’anello gravel di Baiersbronn sale dritto verso l’Hornisgrinde, sfiorando laghi glaciali e pareti rocciose prima di affacciarsi sulla piana del Reno.
Poco distante, la “Tappa Zero” della ciclabile del Danubio risale ai torrenti originari del grande fiume, incrociando fattorie isolate e valichi a oltre mille metri d’altitudine. Chi preferisce muoversi senza fretta, magari in famiglia, trova nelle vallate del Kinzig, del Murg o della Dreisamtal percorsi pianeggianti che seguono il corso dell’acqua. Si pedala tra prati, piccoli caseifici e specchi balneabili, sfruttando la rete ferroviaria locale per rientrare quando la stanchezza si fa sentire.

Terme Segestane: acque calde e silenzio antico
A settembre la valle sotto il tempio di Segesta, in provincia di Trapani, ritrova la sua luce dorata e merita un viaggio. Qui l’acqua sgorga dal fiume Caldo e si raccoglie in vasche naturali (le antiche Polle del Crimiso), facendosi strada tra canneti, tamerici e pareti rocciose di travertino bianco e rosa. È un paesaggio incontaminato e silenzioso, e soprattutto gratuito. Ci si arriva a piedi seguendo il profumo acre di zolfo e ci si immerge nelle piccole pozze scavate nella roccia, proprio come facevano greci e romani. Per chi preferisce il comfort, a due passi c’è lo stabilimento vero e proprio delle Terme Segestane di Castellammare, in contrada Ponte Bagni, dotato di piscine attrezzate, trattamenti con fanghi e la suggestiva Grotta Regina, una cavità naturale già usata come sauna termale ai tempi di Plinio il Vecchio.
Il bello di questo sistema termale è che non impone scelte: si può passare dal sapore ruvido delle polle libere alla quiete delle vasche in un unico, pigro pomeriggio. Poco distante, le imponenti colonne doriche del tempio di Segesta guardano la valle da duemilacinquecento anni, del tutto imperturbabili. E in quel silenzio ritrovato, finalmente libero dalla folla di agosto, si capisce benissimo perché la gente venisse a cercare sollievo qui già prima che inventassimo la parola “benessere”.

Vallonia: storie di castelli, arte e tradizione brassicola
A settembre la campagna della Vallonia, in Belgio, rallenta e mostra ciò che è davvero: un mantello di colline verdi, boschi fitti e stradine dove i castelli non sono solo monumenti da fotografare. Ogni fortezza, infatti, ha trovato il suo modo di stare nel paesaggio. A La Hulpe, il parco del castello custodisce il museo poetico di Jean-Michel Folon, dove acquerelli e sculture dialogano con la foresta. I baroni di Bioul hanno trasformato la tenuta del castello in vigneti biologici. A Vêves la fiaba si materializza tra i boschi con torrette sottili. Più a sud, la fortezza di Walzin poggia a picco sul fiume, fondendosi con la verticalità delle Ardenne. Più a valle, i giardini geometrici di Freÿr addomesticano la campagna senza soffocarla, invitando a una passeggiata lenta lungo l’acqua.
Poco distante, le mura medievali di Harzé e Corroy-le-Château proteggono borghi silenziosi rimasti identici a sé stessi. Il viaggio a settembre si chiude infine tra le campagne di Chimay, dove la tradizione brassicola e la cultura della birra trappista nascono direttamente dal lavoro della terra. In Vallonia, insomma, i castelli non si limitano a farsi guardare: sono l’anima stessa di una campagna che continua a essere abitata, lavorata e vissuta.
testo di Enrico Saravalle

ARTICOLI CORRELATI:
https://www.ilviaggiatore-magazine.it/enogastronomia-dintorni/autunno-in-provincia-di-cuneo/
https://www.ilviaggiatore-magazine.it/luoghi-viaggi/autunno-in-engadina/










