Due giorni in Lombardia tra i tesori del FAI
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19 Ottobre 2026

Due giorni in Lombardia tra i tesori del FAI

Tempo di lettura stimato: 8 minuti

Sommario

  • Il FAI protegge beni storici e paesaggistici in Italia, offrendo un percorso unico tra cultura e bellezza.
  • La Villa del Balbianello sul Lago di Como offre un’esperienza magica con una collezione di reperti storici.
  • Il Bianca Relais a Oggiono presenta un design contemporaneo e un ristorante con piatti locali di alta qualità.
  • A Bergamo Alta, Palazzo Moroni custodisce capolavori di Giovan Battista Moroni e un parco pensile incantevole.
  • L’itinerario si conclude con un pasti tipici alla Vineria Cozzi, testimoniando la tradizione culinaria locale.

Non serve essere storici dell’arte per rimanere folgorati davanti alla bellezza. Basta saper spalancare gli occhi e lasciarsi guidare da chi quei luoghi custodisce con una devozione quasi ossessiva. È questo l’opera meritoria del FAI Fondo per l’Ambiente Italiano) che da mezzo secolo strappa all’incuria brandelli preziosi del nostro paesaggio e della nostra memoria. Da nord a sud, isole comprese, la mappa dei beni FAI è una costellazione di eccellenze sparpagliate sull’intera penisola.

Dal Castello di Avio (Tn) incastonato in un paesaggio alpino alle Saline rosa di Assemini (Ca), dalla costiera selvaggia della Baia di Ieranto (Na) al giardino segreto della Kolymbetra nella Valle dei Templi di Agrigento, il FAI consegna le chiavi dei beni, di storie segrete, parchi incantati, aree naturalistiche e dimore d’epoca. Che altrimenti resterebbero chiuse a chiave o condannate al degrado. E la Lombardia, in questo mosaico di meraviglie, custodisce alcuni dei tasselli più luminosi tra i beni del FAI. Bastano due giorni e quattro ruote per staccare la spina e immergersi in un percorso scandito da arte e meraviglia, tra le sponde del Lago di Como e la pietra antica di Bergamo Alta.

Villa del Balbianello a Tremezzina: magia e cinema nella villa patrimonio FAI sul Lago di Como

Metti una penisola boscosa (è il promontorio del Lavedo) che s’incunea nel lago come un molo naturale. Una dimora settecentesca scolpita direttamente nella roccia e giardini terrazzati che scivolano morbidi verso l’acqua. Infine metti uno tra i beni più importanti del FAI. Benvenuti a Villa del Balbianello, a Tremezzina (Co) sempre protetta dal FAI e annoverata tra i suoi beni. Il modo migliore per arrivarci? Salire su un taxi-boat da Lenno e lasciarsi portare: mentre il motore borbotta piano e il vento fresco sfiora il viso, la villa si svela a poco a poco, incorniciata dal verde. E si capisce subito perché George Lucas e i registi di 007 l’abbiano scelta come set. Qui tutto trasuda eleganza e avventura, un’eredità lasciata dall’ultimo illustre proprietario, l’esploratore Guido Monzino.

Varcare la soglia del Balbianello significa entrare nella wunderkammer di quell’uomo straordinario. All’interno della villa appartenente ai beni FAI, infatti, si conserva un patrimonio unico nel suo genere: la celebre Raccolta delle Spedizioni, che custodisce le slitte originali utilizzate da Monzino per la conquista del Polo Nord nel 1971 e i cimeli recuperati durante l’ascesa all’Everest nel 1973. Ma l’incanto del FAI continua tra la straordinaria biblioteca — oltre 4.000 volumi dedicati alla geografia e al viaggio —, una preziosa collezione di rari manufatti d’arte primitiva (inuit, azteca, precolombiana e africana) e i raffinatissimi mobili inglesi e francesi del Settecento.

Ogni stanza racconta il punto d’incontro perfetto tra l’audacia dell’avventura e il collezionismo d’alto bordo. Per pranzo, niente fretta: ci si siede pieds-dans-l’eau al Giulietta al Lago, un calice di bollicine, un piatto di pesce (tagliatelle con trota affumicata e caviale di salmerino, spaghettoni alla bottarga di lago, filetto di salmerino alla griglia) e lo sguardo perso all’orizzonte.

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Villa Balbianello Foto di arenaimmagini.it

Sosta in Brianza: soggiorno di design al Bianca Relais di Oggiono

Dopo l’abbuffata di romanticismo del Lario, si punta il navigatore verso sud, direzione Brianza collinare. Niente ninnoli d’epoca per la notte, ma il rigore sofisticato e contemporaneo di un boutique hotel di design come il Bianca Relais, a Oggiono (Lc), affacciato sulle acque tranquille del Lago di Annone. Le vetrate a tutta altezza azzerano il confine tra dentro e fuori, le linee sono essenziali, la spa rimette al mondo in quaranta minuti d’orologio. La sera la scena si sposta al ristorante Bianca Sul Lago: una cucina ricca di ricerca, tecnica e materia prima locale trattata con un rispetto quasi sacrale. Ti addormenti con la sensazione precisa che il tempo, per una volta, si sia fermato.

Bianca Relais ad Oggiono

Palazzo Moroni a Bergamo Alta: altro gioiello tra i beni del FAI nel cuore della città vecchia

Il secondo giorno cambia la scenografia. Ci si sposta a Bergamo Alta, inerpicandosi lungo la salita che porta nel cuore della città medievale. A due passi dalle Mura Veneziane si varca il portone di Palazzo Moroni, ed è come vivere uno strappo temporale. Dallo Scalone d’onore si varca la soglia degli ambienti di rappresentanza, dove il pennello barocco di Gian Giacomo Barbelli ha dato vita a un teatro di meraviglie. Il cuore pulsante della visita è la Sala dell’Età dell’Oro, una pinacoteca d’eccezione che custodisce ben tre capolavori assoluti di Giovan Battista Moroni: il celeberrimo Cavaliere in rosa (Gian Gerolamo Grumelli), l’elegante Isotta Brembati e l’enigmatica Donna in nero. Ipnotici ritratti rinascimentali capaci di catturare la psicologia dei soggetti con un realismo quasi disarmante.

La passeggiata tra le sale riserva sorprese continue. Nella Sala dei Giganti le figure dipinte sembrano letteralmente sfondare il soffitto con effetti prospettici da capogiro. La Sala della Gerusalemme liberata, invece, intreccia il racconto epico al prestigio della casata Moroni, inserito in una cornice preziosa di arredi storici. Proseguendo verso le sale ottocentesche il ritmo cambia: gli ambienti si fanno più intimi e si comincia a respirare la quotidianità domestica di un tempo. Tappezzerie di seta cangiante, mobilia dal gusto squisitamente romantico, raffinate porcellane francesi e curiosità collezionistiche raccontano il gusto dei proprietari. Ma le vere gemme nascoste sono il Salottino cinese e la Sala turca: due quinte esotiche e sorprendenti che testimoniano il fascino irresistibile per il Lontano Oriente che conquistò la nobiltà lombarda tra Sette e Ottocento

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Plazzo Moroni a Bergamo Foto di arenaimmagini.it

Tra i beni del FAI anche il giardino pensile di Palazzo Moroni: un’oasi verde tra le Mura Veneziane di Bergamo

Fuori dalle sale del palazzo, la meraviglia diventa sfacciata. Il palazzo nasconde oltre due ettari di parco pensile. Si passeggia nel silenzio di giardini all’italiana, scoprendo un orto, alberi da frutta, un vigneto, boschetti e terrazze panoramiche da cui la vista spazia fino alla pianura.   Prima di lasciarsi alle spalle la Città Alta, c’è un ultimo rito laico a cui è impossibile sottrarsi: la tavola. Ci si siede nelle sale della Vineria Cozzi, dal 1848 un presidio del gusto in Città Alta con ambienti art déco, mobili della nonna, mise en place impeccabile. E una carta varia attenta alle suggestioni della tradizione: casoncelli di casa con pancetta croccante, stufato di pecora gigante bergamasca, polentina con taleggio.  Un morso, un sorso di Valcalepio rosso, e capisci che questo itinerario non avrebbe potuto chiudersi in nessun altro modo.

testo di Enrico Saravalle

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Giardini di Palazzo Moroni Foto di Lorenzo Cicconi Massi

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