Carlo Alberto Salustri alias “ Trilussa “, sosteneva che anche un portiere di condominio se dotato di un cappello a visiera stile militare, da quel momento assumerà toni e posture di supponenza.
Chi viaggiando per ragioni di lavoro o piacere frequenta spesso le solite strade, entra in genere in confidenza con molte altre persone, proprio perché ci s’incontra sistematicamente. Conoscenze che scaturiscono talvolta da un “grazie” e un “prego”, che poi proseguono secondo l’italica consuetudine del salutarsi tutte le volte che capita d’incrociarsi. Abitudini dal sapore antico riferibili a noi tutti tranne che alla categoria del vigile urbano.
Costoro furoreggiano invece con baldanzoso piglio, senza lasciar trasparire il benché minimo cenno di cordialità, rimanendo in perenne agguato lungo le  nostre strette ed antiche italiche strade, con lo sguardo da Mezzogiorno di Fuoco (per i più giovani: noto western anni ‘60).
Riconoscere i “peggiori” è fortunatamente semplice, sono identificabili dal tipo di visiera del cappello che indossano.  Sto parlando della famigerata visiera alla “bulgara”, quella che di solito nei film notiamo sulla crapa dei carognoni nazisti. Dopo i tedeschi l’hanno adottata in tempi recenti anche i muscolosi marines U.S.A. ed oggi, nel trionfo della propria esaltazione, di moda pure per qualche vigile d’INurbana specie.

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Va riconosciuto che effettivamente le amministrazioni comunali forniscono un cappello con visiera abbastanza sfigatina che non riesce a conferire quel dovuto aspetto marziale ai professionisti della multa. Per questo motivo, nonostante il succitato nazi-cappello abbia un elevato costo, molti vigili se lo acquistano a proprie spese. Il fascino che procura il bulgaro visierone da duro, è quindi un fascino costoso per chi lo indossa ma è anche e soprattutto estremamente scomodo, dato che costringe il  portatore, ad inarcare il capo all’indietro per mantenersi “vigile” o comunque se vuole continuare a vedere qualcosa che non siano i propri piedi.  E’ un fascino peraltro dalle esoteriche e dannose conseguenze, dato che quella visiera a tettoia spiovente, scende talmente in basso sugli occhi che oltre a risvegliare le cervicali, determina il quasi totale oscuramento dell’intera crapa. La mancanza d’irraggiamento solare, causa quindi buio, favorendo una proliferazione di neuroni ostili (fonte studi: NewYork Human Science Academy), trasformando in facile bersaglio la popolazione automobilistica. Così questi particolari vigili ormai semi androidi, smarriscono il loro lato Urbano. Non è un caso se anche sulle auto di servizio è sparita la dicitura “urbani” sostituita da  quella di “locali” (polizia “autoctona” farebbe troppo aborigeno).
Nel degradato ruolo di Vigili INurbani, s’impegnano, come infallibili macchine da guerra, nella produzione di contravvenzioni, elevate a ritmi industriali, con gran diletto dei Sindaci (che raddrizzano spesso i loro bilanci…) e disperazione dei vessati (tutti noi).

Molte altre sfumature definiscono l’Inurbano. Elenchiamo a tergo i fondamentali princìpi di condotta:

Conferenza stampa della Polizia Municipale in Piazza Carità

Suggerimento 1: se ci riferiamo a lui con il sorriso, l’Inurbano non farà mai altrettanto con noi.
Suggerimento 2: Se in preda ad irrefrenabile educato gesto, dovessimo concludere la conversazione con cenno di ringraziamento, abdichiamo sin da subito  all’idea che l’Inurbano possa risponderci “prego”!
Suggerimento 3: Se mediamente 700 volte all’anno (circa due volte al giorno), lo incrociamo lungo la strada, l’Inurbano non ci saluterà MAI. I più masochisti di diretta discendenza kamikaze che osassero sfidare la sorte imbastendo ugualmente un saluto, riceveranno in distaccata replica, quel  glaciale sguardo finalizzato a diffidarvi da ulteriori imponderate iniziative (se rispondesse al saluto si instaurerebbe poi in lui la pericolosa questione morale all’atto di multare colui che è diventato nel frattempo “conoscente”).
Suggerimento 4: Nell’infausto evento di contravvenzione appena consegnata alle gommose spazzole del vostro tergicristallo, non tentate d’intercettare l’INurbano assumendo toni da avv.to Taormina al processo di Cogne. L’INurbano dopo essere ingrassato di due chili dal godimento circa il vostro colorito blu, vi guarderà altezzosamente, pronunciando con distaccato tono di divina investitura l’inappellabile sentenza: “ormai ho scritto!” Vi volterà le spalle (sapendo che il codice etico dei pistoleros del far west vi vieta di sparargli alla schiena) e scomparirà rapido all’orizzonte della prateria metropolitana, lasciandovi lì, con in mano quel foglietto di poche righe che vi racconta con ruvida sintesi cosa accade quando si ha la sfiga d’incontrare un vigile INurbano con la visiera alla bulgara e forse pure una mamma di origini lontane.

Stefano Cannas