COSA VEDERE IN TUNISIA. APPASSIONANTE TOUR

Cosa vedere in Tunisia. Gli appassionati del “4×4” lo sanno bene. La Tunisia è il luogo più vicino all’Italia dove poter effettuare un raid tra le dune del deserto. Per chi viene dal Nord Italia, sono tra gli 800 e i mille 1000 chilometri di distanza in totale, a seconda della città di partenza. Ci si imbarca a Genova, e dopo 24 ore di navigazione si arriva a Tunisi.

Pietra miliare-Tatatouine -Tunisia

Pietra miliare-Tatatouine -Tunisia

La zona arida centroccidentale

Da qui, un trasferimento di 500 chilometri e si giunge a Douz. E’ l’ ultimo avamposto prima di entrare nel Grand Erg Orientale, il Sahara tunisino. Per allargare l’orizzonte della nostra avventura vogliamo raccontare un itinerario che attraversa tutta la zona arida della Tunisia centrale. Si tratta di un ineguagliabile viaggio in fuoristrada partendo da casa (due gli equipaggi, in compagnia di Giorgio, Paolo e Roberto). Si va  dal confine con l’Algeria a ovest fino al confine con la Libia a est.

Cosa vedere in Tunisia. Tozeur, poco più di 400 chilometri a sud di Tunisi, è l’ultima città prima del deserto. Abitata fin dall’8000 a.C. all’epoca della cultura capsiana, è in realtà un’oasi. L’intera zona è irrigata da duecento sorgenti. Producono 60 milioni di litri d’acqua al giorno, distribuiti nei vari appezzamenti attraverso un complesso sistema inventato da un matematico nel XIII secolo. Le sue 200 mila palme vanno a costituire la seconda “palmeraie” (palmeto) più grande della Tunisia.

Spostandoci di poche decine di chilometri verso ovest, imperdibile è l’escursione nella zona di confine con l’Algeria. Qui si incontrano i tre villaggi berberi di Chebika, Tamerza e Midès. Abbiamo un fortunato incontro (certo non casuale…) con Farouk. E’ una guida del posto che parla un italiano perfetto. Ci consente di visitare non solo le famose Gole di Tamerza, ma di percorrere la ben meno nota “pista di Rommel”, un itinerario spettacolare tra le montagne della zona.

Dune-Tunisia

Dune-Tunisia

La pista di Rommel, la “volpe del deserto”. Cosa vedere in Tunisia

Cosa vedere in Tunisia. In realtà, la “pista” è costituita da due diverse strade. Una è quella effettivamente utilizzata dall’esercito del Terzo Reich in fuga dall’Algeria verso la Libia. La seconda è quella “finta”, fatta realizzare dalla “Volpe del deserto” per distrarre i nemici francesi e inglesi dal reale obiettivo. La pista “vera” venne realizzata in cemento, un escamotage messo a punto da Rommel per evitare che i carri armati tedeschi, durante lo spostamento, sollevassero polvere e segnalassero così la loro presenza ai nemici.

Queste arterie richiesero due anni di lavori. Seicento operai erano continuamente impegnati nei cantieri, giorno e notte. Le due strade costarono la vita a trecento operai. A distanza di settant’anni, il cemento della “pista” appare perfettamente integro.

Pista di Rommel-Tunisi

Pista di Rommel-Tunisi

L’immenso lago salato della Tunisia

Da Tamerza a Douz si attraversa in diagonale il Chott, l’immenso lago salato della Tunisia centrale. I “chott”, in realtà, sono due: il Chott El Gharsa, un po’ meno brullo, e il Chott El Jerid, un’interminabile distesa piatta e scintillante di 5 mila chilometri quadrati. L’attraversamento di questa zona lungo il nastro d’asfalto che per 130 chilometri corre perfettamente affusolato su un terrapieno alto un paio di metri sul livello del chott è quasi un’esperienza “mistica”.

Qui, del resto, è del tutto usuale riuscire a vedere i miraggi all’orizzonte…
Douz, finalmente. L’oasi con la “palmeraie” più grande di tutta la Tunisia. Questo grosso villaggio è oggi il punto di partenza per tutti coloro che intendono affrontare un’escursione nel deserto. Un tempo, al contrario, è stato per secoli il punto di arrivo delle carovane di cammelli (si potevano contare fino a 30 mila animali!) che terminavano l’attraversamento del deserto con i loro carichi di sale, di oro e di schiavi. Le carovane provenivano dal cuore dell’Africa ed erano dirette alle coste settentrionali.

Chott El Jerid-Tunisia

Chott El Jerid-Tunisia

Il grande Erg orientale. Cosa vedere in Tunisia

Le città sorte presso le oasi (come Tozeur o Gabès La Porte du Dese) si arricchirono grazie a questi commerci. Basti pensare che il sale veniva scambiato a parità di peso con l’oro… Il deserto comincia ufficialmente a la Port du desert, una ventina di chilometri a sud di Douz.
Questa zona è chiamata anche Jebel (piccola montagna) in riferimento alla collina da dove parte la pista per Bir Tembaine . Un grande sperone roccioso a forma di mezzaluna alto 220 metri e visibile a decine e decine di chilometri di distanza.

Casa trogloditica-Tunisia

La magia del deserto. Cosa vedere in Tunisia

“Il deserto non può essere descritto, ma soltanto vissuto”, dice il poeta tuareg nigeriano Mano Dayak. Mai definizione poteva essere più azzeccata. Il Sahara, casa di genti un tempo nomadi e regno di antiche carovane, è oggi per noi luogo dell’esperienza. Ci sono i cordoni di montagne di sabbia che si alternano a sconfinate pianure rocciose. Si possono ammirare i colori e le forme delle dune in continuo mutamento a seconda della posizione e dei riflessi del sole, la vitalità stupefacente di ogni pur minima espressione della natura. Spazio e tempo, qui, cambiano forma, dimensione, ritmo. La vita è potente. Magica e surreale. Stupefacente è la primavera nel deserto. Di notte la temperatura scende anche al di sotto dello zero e lascia sulla sabbia un’umidità che viene assorbita da piante e arbusti. I fiori del deserto sono una visione da vertigine.

Le piane di De Kamis e di El Mida, il pozzo d’acqua di Ain Ouadette (risultato di una trivellazione a caccia di petrolio), lo sperone di Bir Tembaine. Impossibile addentrarsi in questo labirinto senza essere accompagnati da guide del posto.

Bechir e Ab Salam aprono la pista con il fare sicuro e tranquillo di chi il deserto ce l’ha nel Dna. Del resto, berberi e beduini non utilizzano quasi mai la parola “deserto”. Loro, del deserto, citano le località: oasi, alture, passaggi, pianure. Come per sottolineare che questo è il loro ambiente, il loro mondo, il loro tutto. Il deserto è sottinteso. E’ scontato. Non c’è bisogno di nominarlo, come facciamo sempre noi “ospiti”.

Bivacco nel deserto-Tunisia

Bivacco nel deserto-Tunisia

La zona arida centrorientale

Dopo 350 chilometri di dune, sabbia e rocce, le rovine dell’antico forte di Tisavar, avamposto romano, ci dicono che la nostra traversata nel deserto sta per finire e che siamo in arrivo alla bellezza selvaggia di Ksar Ghilane, oasi bagnata da acque termali.

Verso Tataouine è ancora deserto. Questa volta pianeggiante e arido, per un centinaio di chilometri. Sul ciglio della strada giacciono come scheletri di serpenti le condotte della pipeline che attendono di essere interrate. Peccato che la pista sia stata asfaltata. Più avanti si entra in una zona di piramidi e tavolati rocciosi. Si torna su sterrato lungo la vecchia strada che porta a Chenenni, antico villaggio berbero che conserva ancora quasi intatte le tipiche case di tronchi di palme e fango del XII secolo.

I primi appezzamenti di terreno strappati all’aridità delle rocce e destinati agli olivi, ci fanno capire che stiamo rientrando nella “civiltà”. Cosa vedere in Tunisia.

Ain ouadette-Tunisia

Ain ouadette-Tunisia

I caratteristici “Ksar”, i granai berberi. Ecco cosa vedere in Tunisia

Una ventina di chilometri a sud di Tataouine e ormai in prossimità del confine con la Libia, si possono visitare alcuni villaggi caratterizzati dagli “ksar” (o meglio, “ksour” al plurale), gli antichi granai berberi fortificati. A Ouled Soltane e a Ezzahra, gli “ksour” sono alti fino a quattro piani! Grazie alla scarsa umidità della zona e alla frescura garantita da queste bizzarre costruzioni, un tempo era possibile conservare i cereali anche per anni senza che questi si deteriorassero.

Ogni “ghorfa” (stanza) dello “ksar” apparteneva a una famiglia o a un gruppo di famiglie. I granai erano tenuti sotto controllo da un custode, spesso un religioso, che stabiliva la quantità di cereali che poteva essere prelevata dai proprietari, soprattutto nei periodi di “magra”. In pratica, il ruolo dello “ksar” era simile a quella di un’odierna banca. Attraverso un sistema di risparmio e deposito forzato, si impediva ai proprietari dei raccolti di sperperare le loro risorse.

Arrivati al punto più a sud del nostro viaggio, si procede in direzione opposta, verso Matmata.
Ghomrassen, Beni Khedache, Ksar Hallouf, Halg Jmel: villaggi dove il tempo sembra essersi fermato. E poi le magnifiche gole e i canyon della zona dello Jebel Dahar. E’ tutto un susseguirsi di paesaggi che cambiano aspetto e prospettiva, tra l’alternarsi di piane aride e rocciose e saliscendi lungo strade di montagna mozzafiato che aprono lo sguardo verso orizzonti sconfinati.

Ksar ouled soltane-Tunisia

Ksar ouled soltane-Tunisia

Matmata, sul set di “Guerre stellari”

L’antico paesino di Toujene, abbarbicato sul dorso di una montagna, fa’ da preludio all’arrivo a Matmata, cittadina divenuta famosa per essere stata scelta come set naturale per il film “Guerre stellari”. Cosa vedere in Tunisia. I berberi, 800 anni or sono, idearono un sistema di “aria condizionata naturale” capace di portare la temperatura dai 50 gradi esterni ai 25 all’interno delle abitazioni. Realizzarono case scavate a mano sotto terra, nell’argilla. Alcune di queste abitazioni – se ne costruirono circa settecento e note con il nome di “case trogloditiche” – vengono utilizzate ancora oggi dagli abitanti della zona. Una di queste è diventata il museo del film, mentre l’hotel Marhala vanta alcune delle grotte più belle.

Un incubo mondiale: la plastica

Plastica sulle palme-Tunisia

Plastica sulle palme-Tunisia

Un paio di note finali. La prima, purtroppo, negativa. Anche in Tunisia, la plastica regna sovrana. Sembra incredibile come non si riesca a liberarsi da questa sorta di “incubo”… Lungo tutte le strade percorse, nei campi e nei terreni, sugli arbusti e sulle piante, addirittura in pieno deserto. Plastica ovunque! Sacchetti, confezioni, bottiglie. Si tratterebbe di un fenomeno di recente “importazione”, come ci ha assicurato una guida.

Resta il fatto, però, che il fenomeno è aggravato da una “sensibilità” e da una gestione dei rifiuti, da parte dei tunisini, a dir poco approssimativa. Abbiamo visto con i nostri occhi un’enorme discarica a cielo aperto data in preda alle fiamme, con la nube tossica espandersi per chilometri e chilometri. E la discarica era posta a pochissima distanza da una nota località di mare.

L’altra nota è un suggerimento. Se vi capiterà di passare da queste parti, portate con voi penne, matite, colori e quaderni: vi capiterà senz’altro di incontrare, in qualche paesino sperduto o in qualche accampamento berbero, gruppi di bambini che ve li chiederanno. E che vi saranno molto grati per il vostro regalo.

testo di  Luca Begnoni

INFO:

http://www.discovertunisia.com

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